Spazi vuoti a Milano, un bicchiere mezzo pieno

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Milano è piena di spazi vuoti inutilizzati e abbandonati. Potrebbero essere risorse per la città? (di Paolo Bortolussi) Finora l’attenzione si è più concentrata sulla definizione di regole per l’individuazione dei possibili “aventi diritto all’uso” di tali spazi piuttosto che sul come sfruttare gli spazi esistenti.  Io credo che uno spazio pubblico sia un bene collettivo locale, ovvero una risorsa che deve produrre benefici per la comunità territoriale e per i suoi cittadini. Di conseguenza, il compito principale che l’Amministrazione Comunale dovrebbe affrontare è pianificare come riutilizzare gli spazi per dare un contributo significativo alla rigenerazione della città. È necessario definire un metodo per stabilire verso quali obiettivi orientare l’uso degli spazi e per valutare, tra le diverse ipotesi percorribili, quelle che si ritiene possano restituire a questi luoghi usi e finalità condivise.
Una complicazione non banale è che nessuno a Milano sa di preciso dove e quanti siano gli immobili pubblici o privati non occupati, quali possano essere le destinazioni d’uso funzionale di queste aree, quale il loro stato di manutenzione e di conseguenza, quali e quanti siano gli investimenti necessari per poter avviare ipotesi di riutilizzo. Nell’ultimo anno sono nate numerose iniziative che, hanno raccolto e archiviato informazioni utili sugli spazi inutilizzati. Il Comune di Milano su questa strada ha recentemente dato avvio a un protocollo d’intesa che traccia i passi da seguire per questa fase di mappatura. Il percorso rischia però di essere molto lungo e nel frattempo è indispensabile procedere all’apertura degli spazi già disponibili. Ma assegnare gli spazi senza avere una strategia complessiva rischia di creare qualche confusione. (..)

Diverse esperienze di riuso che stanno avendo successo non solo a Milano, potrebbero essere utilizzate come modello da sviluppare. La caratteristica che le accomuna è la condivisione degli spazi e del progetto d’uso da parte di una serie differenziata di soggetti per competenze, caratteristiche e finalità. Imprenditori, artigiani, professionisti, imprese sociali, studenti, attraverso la condivisione di uno spazio sviluppano relazioni e scambi di idee che possono, e a volte riescono, creare innovative forme di impresa.

Per ciascun progetto di riuso sarebbe importante che il criterio di selezione per definire i soggetti assegnatari tenga conto sia del loro profilo, sia della relazione che le attività proposte potrebbero avere con il territorio in termini di attrattività, coerenza con lo sviluppo urbano dell’area in questione e sostenibilità.

L’Amministrazione Comunale, anche attraverso l’aiuto dei Consigli di Zona e referenti tecnici territoriali, potrebbe considerare di volta in volta le condizioni d’uso più favorevoli, tenendo conto degli investimenti necessari per la gestione dell’immobile, l’avvio dell’attività e la programmazione di azioni che garantiscano il raggiungimento di obiettivi condivisi con il contesto di intervento.

Credo sia necessario investire energie e risorse nel facilitare il coordinamento di rete di soggetti attribuendo responsabilità specifiche a ciascun attore coinvolto nell’intervento. Garantire un coordinamento richiede la presenza di un soggetto a cui attribuire il ruolo di responsabile del percorso di rigenerazione e sviluppo ipotizzato promuovendo il coordinamento delle risorse locali esistenti.

Per favorire processi partecipativi e per coinvolgere gli interessi e i desideri dei cittadini, credo sia necessario potenziare le opportunità di prendersi direttamente cura di spazi e territori. Le comunità territoriali devono poter contribuire attraverso partecipazione, competenze, interessi, aspettative e desideri di quei cittadini che avranno le capacità e gli interessi per contribuire direttamente alla definizione del piano degli obiettivi e dei risultati attesi di ciascun progetto di riuso degli spazi.

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